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Sottosopra

I funzionari «Sottosopra» che salvano i musei. Grazie ai bambini di Roma

Tre esperti della Soprintendenza lavorano fuori orario e gratis. Grazie a loro funziona il progetto dove i bambini del Testaccio si appassionano all’archeologia

In questa storia, molto è un po’ Sottosopra. Prima di tutto è il titolo di un museo piccolo ma straordinario: spiega ai bambini tra i 4 e i 10 anni cosa sia l’archeologia, come vivevano i romani raccontando i loro gusti alimentari. E lo fa nel cuore di Roma, mostrando e facendo toccare, odorare e ricostruire le anfore romane datate tra i I e il III secolo dopo Cristo che contenevano grano, olio, vino o garum, la salsa liquida di pesce salato usatissima dai romani. Ma lo spazio è anche Sottosopra perché chi lo dirige, e lo apre al pubblico, spesso nei fine settimana lo fa senza compenso, al di fuori del normale orario di lavoro, per «colpa» di quella passione che lega chi ha ideato un progetto e lo vede realizzato.

Dipendenti solerti

È una storia che contraddice radicalmente la figura del dipendente pubblico attentissimo agli orari e ai cartellini. Siamo a Roma, nell’antico Testaccio, che prende il nome dai «cocci» (testae, in latino) delle anfore romane e degli otri. È da secoli l’area dell’antico porto fluviale di Ripa Grande, dove le navi attraccavano e dovevano liberarsi dei contenitori in terracotta perché, svuotati del loro contenuto, diventavano un ingombro (da vuote) per la stabilità delle navi durante il rientro. In più sarebbe stato impossibile riusare le anfore: le pareti di quelle già piene di olio si sarebbero irrancidite, il sapore di un vino si sarebbe sovrapposto a quello successivo. Circa 25 milioni di anfore, nei secoli, vennero frantumate e accatastate (il Monte Testaccio è costituito proprio da questi frantumi). Altre finirono in un horreum, un grande magazzino, i cui muri erano tenuti insieme proprio dalle anfore dismesse: sotto ancora c’era un’area destinata al deposito e al riuso dei pezzi, che venivano riciclati nei pavimenti o per alleggerire le volte. Questo tesoro di vita quotidiana è venuto alla luce nel cantiere per il modernissimo Mercato di Testaccio inaugurato nel luglio 2012.

Un tesoro di 3 mila anfore

Quando le ruspe sono entrate in azione, gli addetti si sono resi conto che lì sotto c’era una meraviglia archeologica: circa tremila anfore di vari pesi e dimensioni. Il progetto è stato modificato, rendendo visitabile l’horreum e l’area del deposito. Ed è nata così l’idea, alla Soprintendenza Speciale di Roma e in collaborazione con il museo dei bambini «Explora», di uno spazio didattico per le nuovissime generazioni. «Sottosopra/ L’archeologia a piccoli passi» è stato inaugurato nel maggio 2016 e ha ottenuto subito un grande successo. Il museo non è aperto tutti i giorni ma opera su prenotazione dei gruppi delle scuole durante la settimana (sottosopra.testaccio@gmail.com) . E lo stesso avviene nei fine settimana, quando vengono coinvolte le famiglie. E qui scatta il volontariato.

Gli angeli del museo

Le tre anime del museo si chiamano Renato Sebastiani, che ha ideato e dirige il Museo diffuso del Rione Testaccio (cioè Sottosopra, il Porticus Aemilia, il monte Testaccio e il contesto circostante), sua moglie Alessia Contino, archeologa, anche lei della Soprintendenza speciale, e da Alice Ancona, della stessa Soprintendenza, entrambe assistente tecnico. Un trio affiatatissimo che, nei fine settimana, dedica il tempo libero alle aperture. I mezzi della Soprintendenza sono limitati, Roma è sterminata e non sempre si riesce a garantire aperture continuative. Spiega Sebastiani: «Perché lo facciamo? Perché si dedicano tante energie intorno a un progetto ed è bello vederlo vivere. Penso che Sottosopra possa contribuire a far crescere una comunità più consapevole. Provo una immensa soddisfazione quando questi spazi sono pieni di bambini attenti e curiosi, impegnati a ricostruire con pezzi autentici le anfore di due millenni fa». Sua moglie Alessia risponde da vera archeologa: «È bellissimo proporre un racconto storico calato in un passato che diventa vivissimo tra le mani dei bambini: toccano e ricostruiscono anfore romane autentiche, le annusano, scoprono le loro caratteristiche». E vedendola alle prese con le anfore di tipo Dressel A, secondo la definizione scientifica (pesanti da vuote dai 15 ai 30 chili e con una capacità media di 25 litri) si intuisce un amore profondo. Renato e Alessia spesso nei fine settimana vengono al museo con i figli Giacomo e Valerio, di 11 e 6 anni. Dice la loro mamma: «Credo possano battere il record di partecipazione allo stesso seminario…. Magari non ne possono più..». E ride. Alice spiega così le sue ragioni: «Aprire il museo come volontaria? Difficile non farlo, viene spontaneo, i risultati ci sono e quindi scatta la forza di volontà. Tra i tre, sono quella che si pone più domande, per esempio se sia giusto compensare così una certa assenza della mano pubblica…».

Una rete

Sottosopra ha anche avviato un’ulteriore catena creando accordi con una ventina di associazioni di archeologia formate da appassionati volontari. Spesso il museo collabora con il Fai, il Fondo Ambiente Italiano. Dice il Soprintendente Speciale di Roma, Francesco Prosperetti: «Sottosopra non è un caso unico: sono numerosi i funzionari che spinti dalla passione lavorano ben oltre l’orario. In particolare nel settore tecnico-scientifico la conoscenza e la divulgazione dei beni culturali è vissuta come un indispensabile complemento del lavoro di tutela. Rari sono purtroppo i riconoscimenti per queste persone, e questo non incentiva gli altri a prenderle a esempio. Il caso del Museo diffuso di Testaccio è importante anche per il coinvolgimento di numerose associazioni, molte basate sul volontariato o semi volontariato. Gestire e valorizzare un patrimonio così ricco e diffuso come quello della Capitale è possibile solo col coinvolgimento di privati cittadini, delle associazioni, e delle altre istituzioni della città. Il ministero non basta». Il messaggio è chiaro. Sottosopra, con quei bambini felici, è il frutto fantastico di una passione civile che andrebbe davvero premiata.